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Recensione sul PROGRAMMA ELDERS. "Anziani in formazione" Articolo scritto dalla Dott.ssa Mariella LANCIA (ex-Presidente dell'Ass. WYSE Italia ONLUS) per la Rivista "Psicosintesi" n°15 pubblicata ad aprile 2011.

C'è davvero bisogno di un tirocinio per diventare anziani? Non è qualcosa che accade naturalmente, basta lasciar fare al tempo? WYSE (World Youth Service and Enterprise), una ONG scaturita dall'ispirazione di una formatrice di Psicosintesi e psicoterapeuta a indirizzo psicosintetico, Marilyn Feldberg, ritiene che sì, ci sia bisogno di un tirocinio, particolarmente nel mondo occidentale, dove il valore e la funzione degli anziani si stanno rapidamente degradando. Purtroppo la stessa tendenza pare sia in atto anche in culture più tradizionali, come ci dicono i nostri amici africani, asiatici e sudamericani. Un'altra domanda che può sorgere spontanea è: che senso ha che una Organizzazione che lavora coi giovani (la Y di WYSE: Youth) si occupi anche del processo di diventare anziani? Ci possono essere molte risposte a questa domanda. La più importante è che per un sano sviluppo delle giovani generazioni, gli anziani - come sono, i modelli che forniscono, il sostegno che possono dare ai giovani – sono estremamente importanti. Il lavoro di WYSE sta diventando sempre più intergenerazionale e vede la presenza di anziani nei programmi per i giovani (come facilitatori, cuochi, coaches) e di giovani nei programmi per anziani come “aiutanti”. Con grande vantaggio e piacere per entrambe le categorie! Lo scopo di questo articolo è di dare un'idea di quello che succede in un programma per anziani e di quale ne sia l'atmosfera. Anche questi programmi sono stati ideati e avviati da Marilyn Feldberg, otto anni fa, con il titolo: A GATHERING OF ELDERS: Working with Wisdom (Incontri di anziani: “Lavorare con la saggezza”). I primi programmi si limitavano a questo titolo generale, senza alcun'altra specificazione. Poi è successo che alcuni partecipanti chiedevano di tornare l'anno successivo, così si decise di introdurre un elemento di varietà aggiungendo al titolo principale un tema specifico, diverso ogni anno. Ecco dunque i temi che abbiamo trattato finora sono: - Lavorare con la saggezza e col tempo - Lavorare con saggezza al femminile e al maschile nelle ultime fasi della vita - Lavorare con saggezza e danzare con la morte - Lavorare con saggezza alle transizioni. Il prossimo tema sarà: "Lavorare con saggezza alla guarigione e al servizio". Dunque, che cosa fanno 20-24 anziani e due giovani aiutanti per una settimana in uno di questi raduni? Prima di tutto è importante sapere che le strutture che ospitano questi incontri sono sempre in luoghi appartati e silenziosi, in mezzo alla natura. Questo dà ai nostri programmi il carattere di “ritiri”. Forse il modo migliore per descrivere che cosa si fa in questi ritiri è di scorrere una giornata tipo. La giornata inizia con un'attività che abbiamo chiamato “Risveglio”: risveglio del corpo attraverso esercizi di ginnastica dolce o di Yoga o Tai Chi, risveglio della voce con esercizi sul suono e sul canto, risveglio della mente con esercizi di meditazione. Questi esercizi sono guidati a turno dai tre facilitatori (anch'essi rigorosamente anziani) e ogni volta che è possibile si svolgono all'aperto. Dopo colazione abbiamo l'incontro dei Domus Groups. Che cosa sono? All'inizio del programma i partecipanti vengono assegnati a gruppi di 4-5 persone seguendo criteri di genere, nazionalità, età in modo da contenere più varietà possibile. Questi gruppi divengono un po' la piccola famiglia dei partecipanti all'interno del gruppo più grande, un luogo dove possono parlare con più libertà e intimità, dar voce alle loro emozioni e ricevere supporto e solidarietà. Anche i tre facilitatori e i due aiutanti formano il loro Domus Group, dove parte del tempo è dedicato alla condivisione di sentimenti ed eventuali problemi, e parte ad aggiustare il programma della giornata a seconda delle esigenze del gruppo. Da notare che a WYSE la conduzione è sempre fatta in gruppo (da un minimo di tre a un massimo di dieci conduttori) e questo è uno dei punti di forza del nostro modo di lavorare. Alle 10 c'è la riunione plenaria che inizia con una concisa relazione da parte dei Domus Groups e la discussione di eventuali problemi che si possono essere presentati, e continua con la prima sessione della giornata sul tema del ritiro. Nell'ultimo programma, il tema come abbiamo detto riguardava le “Transizioni”. Ma prima di addentrarsi nel tema specifico, si dedicano almeno due sessioni a discutere che cosa intendiamo per “essere un elder”, qual'è la differenza fra “elder”, “anziano” e “vecchio” (1) e qual'è la connessione fra anzianità e saggezza. La presenza di molte diverse culture e provenienze geografiche rende sempre questa discussione estremamente interessante. E ci occupiamo anche delle “ombre” della vecchiaia e delle paure che associamo all'invecchiare. Dopo pranzo c'è una siesta piuttosto lunga (più lunga che nei programmi per i giovani) che vuole essere anche un tempo per riflettere, passeggiare, scrivere. Dopo il te abbiamo un'altra sessione plenaria – che può essere tuttavia spezzata da esercizi in coppia o in piccoli gruppi – e per finire il pomeriggio abbiamo una mezz'ora di “Time in Nature” o passeggio meditativo guidato da uno dei conduttori (si va a vedere il tramonto o a contemplare le colline, o altri elementi della natura). Dopo cena ci sono attività più leggere come danze in cerchio, lettura o composizione di poesie, ascolti musicali, rilassamenti guidati. Un'attività serale molto apprezzata nell'ultimo programma è stato un fuoco all'aperto con gli anziani seduti attorno in cerchio a raccontare storie o semplicemente a contemplare il fuoco, come nei tempi antichi. Un'altra l'abbiamo chiamata “Passion Night”: chi vuole racconta o mostra al gruppo una propria passione (il canto, la poesia, raccontare barzellette, disegnare ecc). L'ultima sera è sempre dedicata a una festa predisposta dai partecipanti, dove ogni Domus Group prepara il suo modo speciale di salutare il gruppo. Questa è sempre una serata di grande creatività. Ritornando al tema dell'ultimo programma: le Transizioni. Come l'abbiamo trattato? Il tema è stato esplorato da molti punti di vista, cominciando da quello personale (richiamare le più importanti transizioni della propria vita , come ci hanno cambiati, che cosa ci hanno insegnato, in quale transizione ci troviamo ora? Da che cosa a che cosa? Quali i nostri timori? Come possiamo vedere tutte queste transizioni da un punto di vista più elevato?) fino alla transizione in cui si trova il pianeta e il nostro posto in questo cambiamento epocale. Qui si è inserito il tema del Servizio che, essendo la “S” di WYSE, riceve un'attenzione speciale in tutti i programmi, sia per giovani che per anziani. Quindi l'esplorazione del concetto di Servizio, i malintesi ad esso associati e i molti modi diversi in cui possiamo “servire” ossia essere utili ai processi di trasformazione in atto. La routine quotidiana viene interrotta solo una volta nella settimana quando i partecipanti sono invitati a partecipare a una “Vision Quest” (ricerca di una visione) andando in mezzo alla natura da soli, senza telefoni o libri, in silenzio, portando con sé una domanda e cercando ispirazione nella natura. Se ci sono persone che hanno difficoltà a deambulare, gli aiutanti le accompagnano in un posto dove possono sedere soli e indisturbati, magari sotto un albero o davanti alle colline. Questo è solo uno dei molti rituali – più brevi - che punteggiano le attività quotidiane e che costituiscono un aspetto centrale del ritiro. E' nostra opinione che le attività rituali siano fondamentali per il benessere di qualsiasi società. Quando si perdono, altri riti malsani prendono il loro posto, come le droghe e il fanatismo sportivo. Uno dei nostri scopi a WYSE è di re-introdurre semplici rituali, non imposti da forme istituzionali ma riscoprendoli nella natura o nella comunità. Andare insieme a salutare il sole al tramonto o all'alba, accendere un fuoco all'aperto e sedercisi attorno, riconnettersi con i nostri antenati prima di un compito importante, danzare in cerchio, portare al gruppo un oggetto simbolico scoperto nella natura... Un ultimo tema che è sempre presente nei programmi per anziani è la connessione con le giovani generazioni. Come possiamo noi anziani imparare ad ascoltare i giovani senza giudizio, come possiamo sostenerli, dare loro speranza e fiducia in se stessi, fargli scoprire le loro qualità , come possiamo essere noi stessi dei modelli di vecchi che non solo non li respingano, ma che li portino a desiderare il contatto e la comunicazione con noi. Nelle nostre esperienze a WYSE abbiamo sempre notato che i giovani non rifiutano, anzi cercano la presenza e la guida degli anziani. Il problema è che ci sono ben pochi esempi di anziani sani e affidabili in giro. Dunque, per tornare al nostro titolo, il nostro scopo nell'organizzare questi programmi è quello di “formare” le persone che invecchiano in modo che possano diventare veri e affidabili elders, aspiranti saggi, orgogliosi delle loro facce rugose e del loro spirito indomabile.